Sabrina Franchi
Fotografa Freelance a Pistoia
L’inizio di tutto: La grammatica dello sguardo
Mi chiamo Sabrina Franchi e vivo di luce, di attese e di quel millesimo di secondo in cui il caos del mondo decide finalmente di mettersi in posa. Se mi chiedessi cosa faccio, la risposta breve sarebbe "la fotografa". Ma la fotografia non è un mestiere che si timbra la mattina; è un modo di camminare per strada, di guardare come l'ombra di un lampione taglia il marciapiede o come il riflesso di un palazzo svanisce in una pozzanghera dopo la pioggia. È una fame costante di catturare l'invisibile.
La luce: La mia materia prima
Per molti, la luce è solo ciò che permette di vedere. Per me, è un materiale da costruzione, denso come il cemento o leggero come il velo di una sposa. Studio la luce come un architetto studia le fondamenta. Lavorare con la luce significa capire che l'ombra è altrettanto importante. Un'immagine senza ombre è un'immagine senza profondità, senza mistero. È il nero che dà valore al bianco.
Oggi, nell'era del digitale dove tutto è immediato e infinito, non scatto a raffica sperando che la statistica mi regali un’immagine buona. Aspetto. Guardo attraverso l'obiettivo e aspetto che il soggetto si dimentichi di me. Perché è lì, nel momento in cui la guardia si abbassa, che emerge la verità.
Il ritratto: Un atto di fiducia
Il mio lavoro si concentra spesso sulle persone. Fotografare un essere umano è un atto di invasione, non giriamoci intorno. Ti metti davanti a qualcuno con un aggeggio di vetro e metallo e gli chiedi di "essere se stesso". È una richiesta assurda.
Il mio approccio non inizia mai con la macchina fotografica in mano. Inizia con un caffè, con una chiacchierata, con l'osservazione dei gesti. Guardo come una persona muove le mani quando è nervosa, come inclina la testa quando pensa a qualcosa di triste o di felice. Il mio obiettivo non è scattare una foto che somigli alla persona, ma una foto che sia la persona.
L'etica dello sguardo
Essere Sabrina Franchi significa anche prendersi la responsabilità di ciò che si mostra. C'è un'etica profonda nel mio lavoro. Non cerco mai lo scandalo fine a se stesso o lo sfruttamento del dolore. Anche nelle situazioni più difficili, cerco la dignità.
Se sto documentando una realtà sociale complessa, il mio obiettivo è informare, non commuovere in modo artificiale. La verità è già abbastanza potente da non aver bisogno di trucchi. Dopo anni di questo mestiere, sento di aver appena iniziato a capire come si guarda davvero. Ogni servizio fotografico è un nuovo inizio, una nuova pagina bianca. Non so mai cosa porterò a casa alla fine della giornata.



